mercoledì

IL TEMPO CHE DOVRA' RENDERE CONTO

Parlo nel tempo dell'umanità corrotta,
dell'infanzia violata e dei corpi artefatti.

Parlo nel tempo di chi elemosina le briciole di una quotidiana certezza,
come fiere che si divorano per la stessa pietanza,
e tacciono
per non essere cacciate dalla mensa del padrone.

Parlo nel tempo della coscienza infetta,
ammorbata dai veleni, dai mercati,
dalla disinformazione,
che ha perduto la capacità di discernere e che non sa distinguere
gli occhi che mentono da quelli che implorano.

Parlo nel tempo degli ubriachi,
di chi si fa denudare dei propri diritti, che furono un tempo
pretesi e combattuti.

Parlo nel tempo di chi non porge rispetto e non conosce memoria,
dove ogni tragedia della Terra è un monito
che grida il dolore di chi non c'è più.

Parlo di un tempo che non a me dovrà rendere conto
ma ai figli schiavi della propria menzogna,
a quelli mancati delle sue prossime generazioni
e a quelli ammazzati dal proprio silenzio.


Note: questa poesia è stata usata da un prete resistente come preghiera, in qualità di "salmo laico da un mondo laido".

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