giovedì

LA CONGIURA

Io credo in una congiura intellettuale e politica
nei confronti della poesia

che non è il frutto della moda o dell’ignoranza
quanto piuttosto di chi consapevolmente massifica i gusti
verso una cultura compiacente al potere e priva di interrogativi,
che la poesia, per sua natura, produce in abbondanza.

Io credo che la poesia sia scomoda
perché testimone della possibilità di altro, di diverso,
di un inafferrabile oltre che si manifesta anche in assenza di dio,
di miracoli o di eroi che ci sollevino dalle nostre personali
responsabilità.

Io credo che da anni sia in atto nel nostro Paese
un sistematico disfacimento della poesia in ogni sua forma
per timore di ciò che la poesia comporta:
la ricerca,
che a lungo andare conduce alla conoscenza
e a una libertà critica difficilmente manipolabile.

Io credo a un oblio voluto della poesia
che si inserisce in un più ampio contesto di annientamento dell'arte
e di controllo dell'informazione
allo scopo di creare una sottocultura
accondiscendente alla progressiva erosione dei diritti.

Io credo pertanto che la poesia,
esattamente come tutto ciò che stimola profondità,
sia nemica del potere e che, come tale, venga osteggiata
confinandola in luoghi distanti

o nel proprio passato.

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